PERUGIA (di Luca Manna) – È un Lecce da favola! Ecco il pensiero fisso di ogni tifoso giallorosso sin dal secondo immediatamente successivo al fischio finale di Hellas Verona–Lecce, una partita che ha portato la squadra di Liverani e la sua splendida tifoseria sugli altari della cronaca calcistica nazionale per il modo in cui è stata vinta, sia sul rettangolo verde, che sugli spalti del “Bentegodi”.

Una partita in un certo senso storica e giocata proprio in quello stadio dove le ultime lacrime erano state di tristezza e sconforto, come se si volesse segnare la definitiva rottura fra uno dei periodi più brutti della storia del calcio leccese e l’inizio di una nuova era fatta di sogni, di ambizioni e di tanta voglia di stupire.

Certo è facile oggi farsi prendere da entusiasmi e sognare cose magari non alla nostra portata, ma la squadra, il mister, la società e la stessa tifoseria (almeno una parte) danno impressione di aver raggiunto vera consapevolezza di quanto si debba procedere per gradi, fissando l’obiettivo e giocando senza pressioni per raggiungerlo e pensare a tutto il resto solo se e quando sarà raggiunto.

Una delle più grandi incognite che l’inizio di questo campionato si portava con sé era la profonda rivoluzione nell’organico, con tantissimi elementi nuovi e con un netto taglio rispetto al campionato di Serie C vinto meritatamente pochi mesi prima. Una preoccupazione probabilmente diffusa ed anche prevedibile, ma subito smentita dai fatti e dai risultati, sorprendenti almeno quanto lo sia la qualità del gioco e soprattutto la coesione del gruppo costruito da Liverani in pochissimo tempo.

Ed a proposito di questo, c’è un’immagine della partita di Verona, una foto che circola in rete, che mi è rimasta impressa e mi è entrata subito nel cuore, quella che ritrae il bomber La Mantia, subito dopo il gol che ha sbloccato la partita, che corre verso la nostra panchina e trova i primi abbracci dei compagni nelle persone di Cosenza, Arrigoni e Lepore.

Tutti calciatori che lo scorso anno hanno dato anima e cuore per un obiettivo che sembrava oramai un incubo e lo hanno raggiunto regalando una gioia immensa ad un intero territorio. Loro tre, così come Armellino, Tsonev, Marino, Torromino e Tabanelli, si sono ritrovati all’inizio di questa stagione in un gruppo totalmente rinnovato e con gli spazi per la loro presenza in campo drasticamente ridotti rispetto a quanto accadeva lo scorso anno. Nonostante ciò, continuano ad onorare la maglia ogni qualvolta venga richiesto, continuano a sudarla ogni volta che la indossano in allenamento o in partita, continuano ad essere protagonisti e leader nello spogliatoio e sono parte integrante di questo gruppo e sempre in prima fila quando c’è da metterci la faccia, senza gelosie, senza creare problemi e senza chiedere nulla di più se non il giusto rispetto e la giusta considerazione.

È chiaro che fare il calciatore significhi pure avere una voglia matta di calpestare l’erba ogni fine settimana, ma questi ragazzi, che insieme al magnifico Marco Mancosu rappresentano la continuità fra la scorsa stagione e questa in corso, stanno dimostrando cosa significhi amare una maglia, amare questa maglia e meritano tutta la nostra gratitudine per quanto fatto in Lega Pro, ma soprattutto per quanto stanno facendo ora in Serie B. E se poi a gennaio o a giugno prossimi le loro scelte saranno diverse rispetto al continuare ad essere calciatori dell’U.S. Lecce, noi continueremmo a rispettarli, amarli e ringraziarli per quanto siano stati uomini veri e meritevoli e per il rispetto che hanno dato ai nostri colori.

Arriveranno tante altre occasioni per mettersi ancora in mostra sul rettangolo verde, ma spero che adesso giunga a loro il nostro messaggio di gratitudine per quanto ci stanno ancora dimostrando fuori dal campo.

E allora si ripartirà da qui fra circa dieci giorni, da un Lecce forte, spavaldo, come pure consapevole e da una corsa ed un abbraccio che significa molto di più di un gesto di felicità per un gol segnato… Un gesto che significa amore per la maglia!

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