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Ezio Rossi con la maglia del Lecce nell’85

LECCE (di Gabriele De Pandis) – Mai banale, sempre pronto a dire la sua, ma con stile e senza andare sopra le righe, seppur allontanandosi da quella diplomazia che ormai ha reso oggi la comunicazione calcistica un po’ stagnante. Ezio Rossi, che il Torino cedette gratuitamente al club salentino dopo la tragica morte di Michele Lorusso e Ciro Pezzella, è oggi un allenatore, oltre che ex difensore del Lecce della prima promozione in Serie A nella stagione 1984-’85. È stato intervistato nel programma radiofonico 99° Minuto sulle frequenze di Studio99 Radio. Il tecnico, ad una settimana dal ritorno in B dei giallorossi, non ha lesinato dolci ricordi dei suoi trascorsi nel Salento, conditi da una serie di aneddoti e da importanti chiavi di lettura che tutti i tifosi del Lecce dovrebbero tenere a mente.

Ezio Rossi al Torino

Fu per me una grande emozione. Ero un ragazzino – ha esordito Rossi, rievocando subito i vecchi tempi – che usciva da casa per la prima volta. Venni a Lecce da polentone‘ e mi trovai in un ambiente spettacolare sotto tutti i punti di vista. Inoltre, i risultati sul campo furono straordinari e ciò ha creato un bel legame con Lecce. Ci vengo spesso, ho tanti amici nel Salento. A Lecce ci fu la mia prima promozione in carriera, la prima dei giallorossi nella massima serie, tutto questo lascia un segno per sempre. Le prime volte non si scordano mai…”

Rossi poi svela l’andamento del pre-campionato: Fu un salto di categoria a sorpresa. Eravamo una squadra giovane e, anche se l’anno prima avevamo fatto bene, non ci aspettavamo questo risultato. La campagna acquisti estiva lasciò sorpresi un po’ tutti, arrivò soltanto Marino Palese e ci fu molto scetticismo. Sul campo però dimostrammo il nostro valore. Eravamo un gruppo di giovani di enorme valore e, coadiuvati dai ‘vecchi’ Di Chiara, Orlandi e Miceli, facemmo qualcosa di straordinario”.

Il confronto tra il calcio di quel tempo e ciò che si vede oggi lascia perplesso mister Rossi: “È un calcio che purtroppo, dalla Lega Pro in giù, è diventato una sofferenza. Ci sono società inaffidabili e tante congetture che rendono difficile anche uscire da queste. Lecce rappresenta un esempio. Sei anni in Lega Pro sono tanti”.

Ezio Rossi in panchina

Ezio Rossi, esprimendo la sua felicità per il ritorno in B dei giallorossi, fa poi un appello ai suoi sostenitori: È difficile uscire dalla Serie C anche se alle spalle si ha una società seria, con voglia di programmare. Lecce è un esempio positivo, c’è gente del posto che ci tiene alle sorti della squadra di calcio della propria città, una rarità al giorno d’oggi. Il risultato è finalmente arrivato ed è una cosa molto bella. I leccesi volevano vincere, ho letto in questi anni a volte critiche alla società. I tifosi però devono tenersi stretta questa dirigenza perché, per quanto ne sento parlare da amici fidati e addetti ai lavori, è formata da persone serie e perbene. Trovare persone serie nel calcio d’oggi è molto difficile”.

L’allenatore torinese ricorda anche i trascorsi sulla panchina del Gallipoli. Ezio Rossi prese il timone del Gallo negli ultimi tre mesi dello storico campionato di Serie B, subentrando il 30 marzo 2010 ad Alessandro di Pasquale: “Ci sono ricordi a due facce. Fu un’annata pazzesca – sintetizza Rossi parlando del Gallipolianche se feci solo tre mesi. Sotto l’aspetto professionale fu un periodo drammatico. Arrivai pensando di trovare un gruppo di giocatori con dei valori invece il 70 percento di quegli elementi i valori li avevano persi per strada. Il rovescio positivo della medaglia è l’affetto e l’ardore che ho trovato nella gente gallipolina.

“Venni lì – continua – consapevole della situazione che avrei trovato, ma il popolo, quello vero che soffre nella vita e nel calcio, mi ha lasciato ricordi bellissimi ed emozionanti. Il loro aiuto per cercare di terminare il campionato in maniera dignitosa fu encomiabile. Io cercai di metterci quello che potevo, soprattutto sotto il profilo umano. Il trionfo fu terminare il torneo cadetto giocando tutte le partite”.

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