Lecce, chi è causa del suo mal…

Padalino bottigliettaLECCE (di Pierpaolo Sergio) – La severissima sconfitta subita dal Lecce a Foggia ha dimostrato, sul campo, quali siano al momento le reali forze del Girone C. I rossoneri sono primi e meritatamente; sono i più forti, i più continui. I numeri di Agnelli e compagni parlano chiaro: la formazione foggiana è la migliore del raggruppamento meridionale della Lega Pro. L’apparente semplicità con cui giocano la palla è disarmante. Un calcio fatto di verticalizzazioni mai banali. Il gioco del Foggia è un gioco corale, fatto di schemi non certo rivoluzionari, ma che da quelle parti (come pure a Lecce…) conoscono bene grazie ad un certo Zeman (il padre, ovvio), perfezionate nel recente passato da De Zerbi e oggi messe a frutto da Stroppa.

Pacilli primo pianoDuro da digerire per la formazione giallorossa che, al contrario, rappresenta l’esatto rovescio della medaglia; il Lecce attua un gioco monocorde, prevedibile, fatto di estenuanti ed infruttuosi tocchi nei pressi della propria area di rigore e di continui appoggi all’indietro appena la sfera arriva a centrocampo. Vedere un passaggio filtrante in verticale è spesso una chimera. Sono pochi gli elementi in grado di regalare simili aperture con precisione e rapidità d’esecuzione: si chiamano Checco Lepore, Radoslav Tsonev e Mario Pacilli, ma spesso proprio loro vengono immolati sull’altare dell’ottusa applicazione dei dettami tattici dell’allenatore.

padalino-e-stroppaGià, l’allenatore. Che Pasquale Padalino non brillasse per iniziativa e sperimentazione lo abbiamo capito e non certo da oggi. Il suo marchio di fabbrica, il 4-3-3, è un’idea che porta avanti comunque e che difende a spada tratta. La società, com’è giusto che sia, lo ha sempre accontentato nelle scelte di calciomercato, fino a quelle di gennaio, per consegnargli una rosa che rispondesse alle sue esigenze. Eppure, quello schieramento tanto caro a Zeman non è certo lo stesso proposto dal Boemo. Questo Lecce non sempre si è mostrato capace di assimilarne i meccanismi, andando in disarmante crisi ogni volta che gli avversari più tecnici e preparati hanno approfittato delle larghe maglie del centrocampo salentino per penetrare in area di rigore con avvilente facilità. Di contro, la lezione già subita in casa con il Matera non è bastata, nè è stata messa a frutto, fornendo prove senza avere il sangue agli occhi come si sarebbe dovuto invece vedere, giocando in modo remissivo e senza carattere. Lo stesso dicasi per gli errori strutturali di questa compagine, puntualmente punita sfruttando quelli che ha dimostrato essere i suoi punti deboli: conclusioni dalla distanza, palle inattive e incursioni rapide fin davanti al portiere.

Torromino esultanzaUn capitolo a parte, tuttavia, meritano alcuni “misteri” che aleggiano attorno ad alcuni giocatori partiti con la lancia in resta e finiti miseramente emarginati: i vari Torromino, Lepore che ha dovuto cedere la fascia da capitano a Caturano prima e Cosenza poi, Arrigoni. Calciatori importanti, soprattutto i primi due, che hanno dato vita ad un inizio di stagione arrembante, segnato gol e districato spesso la matassa ma che, da quando sono finiti per svariate ragione in panchina, faticano a ritrovare una maglia da titolare o ad esprimersi come tutti sperano. Situazioni mitigate dai risultati arrivati lo stesso, pur con qualche sofferenza di troppo e talora con episodi arbitrali favorevoli.

giuseppe-agostinone-a-francavillaOra che gran parte della piazza chiede l’esonero di Padalino, va considerato che ci troviamo a sole 8 partite dalla fine del campionato e che, numeri alla mano, nulla è definitivamente deciso. Logica e coerenza vogliono che i giochi appaiano fatti, ma la società non sembra affatto propensa ad ascoltare i diktat degli Ultrà e cercare un altro tecnico da mettere a libro paga. Padalino ha un accordo biennale con il club giallorosso e sarà molto probabilmente lui a finire il campionato alla guida del suo Lecce. Il rischio di gettare via il neonato con tutta l’acqua è altissimo. Il momento per acconsentire ad una drastica sterzata al timone del Lecce non pare insomma il più adatto, anche se le incongruenze emerse nel corso di questi otto mesi di reggenza padaliniana meritano oneste ed obiettive valutazioni e spiegazioni.

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