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“Leccezionale” finale degli Internazionali di Roma

Murray e Djokovic in campo

Murray e Djokovic in campo

LECCE (di Filippo Simone)– Se mi avessero detto solo qualche giorno fa che avrei vissuto dal vivo le emozioni degli Internazionali BNL d’Italia 2016 probabilmente mi sarei fatto una grossa risata. Certo, in cuor mio, come nel cuore di tutti gli appassionati di questo fantastico sport e di chi come me si sta approcciando al mondo giornalistico, alberga la speranza un giorno di vivere quelle emozioni da dentro, fianco a fianco ai propri idoli sportivi, tra persone che fanno questo mestiere da tanto tempo. Non ho avuto la fortuna di assistere alla fantastica giornata delle finali in qualità di giornalista, (spero di meritarmelo in futuro, la strada è lunga, ma io ci proverò con tutte le mie forze) bensì da spettatore.

E’ un po’ come il primo amore, il primo goal in serie A, come ogni fantastica prima volta: indimenticabile. Scrivendo un articolo, come tanti in precedenza, limitandomi ad una cronaca dell’incontro, probabilmente avrei sminuito le forti emozioni provate domenica sul Campo Centrale del Foro Italico. Sarebbe come raccontare ad un proprio amico, la prima uscita con la ragazza che sognavi da tempo e soffermarti solo su quello che avete fatto, tralasciando le emozioni, pensieri, i gesti di quei momenti. Questa è più che altro una lettera aperta, un racconto di come “ l’arte della racchetta ” possa regalare forte emozioni, come unisca le persona, nel segno dello sport e della sportività, due parole troppo spesso lontane, ma che nel tennis molto spesso vanno a braccetto.

Nuvole sul "Centrale"

Nuvole sul “Centrale”

Superato il tornello all’ingresso del Foro Italico, sono stato catapultato in una realtà parallela. Migliaia di persone, intere famiglie accumunate dalla passione per questo sport, chi visitava gli stand, chi chiacchierava al bar, i tanti ragazzini che si cimentavano nei campi di paddle. Dopo un rapido giro per farmi un’idea di come l’area fosse organizzata, la mia attenzione è stata catturata da alcuni “marmi” . Ecco che si presentava davanti ai miei occhi semplice e maestoso, lo storico stadio “Nicola Pietrangeli”. Una vera e propria arena in marmo circondata da statue che ti teletrasportano all’epoca dell’antica Roma, solo che non vi sono più gladiatori, ma tennisti che lottano, incitano il pubblico cercando sostegno. La finale di doppio maschile finisce con la vittoria in rimonta dei gemelli Bryan sui rivali Pospisil e Sock. Ma era già il momento di andare sul Centrale, la finale di singolare maschile stava per cominciare. Mentre salgo le scale per accedere alle tribune non so cosa aspettarmi. Ho visto tante volte in televisione quello stadio, ma come sarà dal vivo? Avevo quasi paura di restare deluso.

Lo stadio "Pietrangeli"

Lo stadio “Pietrangeli”

Dopo pochi minuti eccomi uscire dalle buie scale e vengo rapito dalla maestosità dell’impianto. Uno stadio che si sviluppa in altezza e che quindi permette di vedere abbastanza bene da tutte le posizioni. Ho pensato subito al Colosseo. Una struttura maestosa ed all’avanguardia. L’atmosfera, la gente che incitava Djokovic e Murray, l’aria di festa che si percepiva era nitida, ti catturava e non potevi non lasciarti trasportare. La partita non ha tradito le attese. E’ stato un match epico con prodezze da veri campioni da una parte e dall’altra, senza esclusione di colpi. Trionfa Murray, il giorno del suo compleanno. Djokovic, il campione in carica è stato domato e durante la premiazione in un italiano quasi perfetto rende omaggio ai meriti del proprio avversari. Semplici appassionati, tifosi serbi e scozzesi in piedi ad applaudire. Lo so, è una frase fatta: ha vinto lo sport, quello sano, dove c’è rispetto e competizione si integrano alla perfezione. Mentre scendo le scale per uscire dall’impianto, mi chiedo quanto tempo ancora ci vorrà affinchè si possa vivere in questa maniera una partita di calcio: senza insulti, incidenti, come una vera festa, per quello che è realmente, un gioco

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