I disegni di Guglielmo Scozzi a Oppido Lucano

Guglielmo Scozzi nel suo studio

Guglielmo Scozzi nel suo studio (anno 1992)

LECCE – L’artista contemporaneo Guglielmo Scozzi torna ad esporre i suoi lavori questa volta in un contesto del tutto differente: il foyer del Teatro Obadiah di Oppido Lucano (Pz) oggi e domani (20 e 21 agosto), in occasione dell’anteprima dello spettacolo Waiting for job – Resistere è amare ancorarealizzato dalla neonata associazione culturale e sportiva Hana–do (Il Fiore della pratica). L’appuntamento è per le ore 21:00 con lo spettacolo che rientra nell’ambito delle manifestazioni per il cartellone degli eventi Oppido Estate 2015, promosso dalla locale amministrazione comunale.

I lavori sono nati dall’accurata osservazione delle prove dello spettacolo, quasi per fare una sorta di reportage del backstage, non servendosi di foto ma creando dei frame da intendere proprio nel senso letterale che il termine suggerisce, cioè “cornici, riquadri” per delimitare all’interno del perimetro del foglio i movimenti degli attori, le passioni e le angosce dei protagonisti della vicenda, le emozioni da trasmettere agli spettatori che verranno accompagnati in maniera multisensoriale alla rappresentazione. Si potrebbe parlare di un’inedita intuizione che ha portato Antonio Palumbo, che è anche drammaturgo dello spettacolo, a collaborare con un pittore che “scrivesse” con i pastelli tra le righe del copione, creando a tutti gli effetti un elemento della narrazione del dramma.

Guglielmo Scozzi Waiting for job 2

“Tori” Guglielmo Scozzi, “Uke” Antonio Palumbo

Il maestro Guglielmo Scozzi non è nuovo a strette collaborazioni col teatro ed è un attento cultore dell’espressione corporea che egli stesso cura dal punto di vista sportivo grazie alla sua attività di istruttore di ju jitsu. Ed è stato proprio nell’ambito della lunga e stretta sinergia con gli attori Manuela Mastria e Antonio Palumbo che il pittore leccese ha curato non solo i costumi e le scene della rappresentazione teatrale, ma ha anche prodotto circa 40 disegni di scena realizzati con tecniche miste (pennarelli, pastelli a cera e a olio, grafite, penna biro) che accolgono gli spettatori.

È incredibile la differente percezione che si può avere di una scena modificandone colori e angolazioni e l’artista, col suo segno dissacrante, con il suo tratto deciso e incisivo, a tratti con il bianco e nero, a tratti con il colore, ha voluto proprio scegliere un modo diverso di “illuminare” la scena attraverso una traccia pittorica che racconti l’atmosfera di un dramma come quello del personaggio biblico di Giobbe.

Lo spettacolo si avvale delle musiche di scena del musicista e compositore Gaetano Fidanza e nasce, come si legge nella brochure, da un corpo a corpo con la storia del saggio “prima attraverso un tentativo di scrittura e riscrittura poetica tesa a cogliere l’umanità e l’urgenza così contemporanea dei suoi interrogativi, poi immaginando un lungo percorso di approfondimento sulla scena”. La vita di Giobbe, infatti, è provata da un dolore inspiegabile che lo porterà ad ampie meditazioni sul perché Dio permetta il male all’uomo giusto.

I disegni di Guglielmo Scozzi contribuiscono alla profonda riflessione avviata dallo spettacolo perché si avvicendano come personaggi al di là del tempo e dello spazio della rappresentazione, sottolineando una netta e decisa volontà di Resistere.

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