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Lecce: Savino ed Antonio Tesoro

LECCE (di Massimiliano Cassone) –  “L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché è cominciare, sempre, ad ogni istante”. Così scriveva Cesare Pavese una frase che si adatta perfettamente al momento (l’ennesimo) che vive attualmente il calcio leccese.

E sì, si ricomincia, il “nostro” calcio, quello che imprime nei nostri cuori i colori di una maglia che non si veste ma che si vive, ricomincia in una giornata di vento e pioggia.

A pagare l’ennesimo fallimento di una gestione tecnica che ad inizio anno sembrava dover “spaccare” le pietre sul lungo cammino verso il campionato cadetto, è, come succede il più delle volte, l’allenatore Franco Lerda che paga ancora e torna a casa dopo cinque sconfitte contro formazioni sulla carta inferiori (Lupa Roma, Messina, Foggia, Martina Franca, Ischia).

Arriva Dino Pagliari a tentare l’impresa che non è riuscita a Lerda, Toma, Gustinetti e Moriero. Il girovago di Macerata, allenatore di categoria, giunge nel Salento con l’arduo compito di ricompattare un gruppo che nelle ultime settimane appariva abbastanza scollato e lontano dai dettami del tecnico di Fossano.

Pagliari è un uomo vero che di certo si farà amare dal pubblico leccese per le sue doti umane e la schiettezza che lo contraddistingue.

Ora non ci sono più alibi per nessuno. La formazione giallorossa è di primissimo piano, sicuramente verranno apportati dei correttivi a gennaio, e verrà resa ancora più forte. Ora bisogna dimostrare in campo il valore senza parole, non c’è più la scusante “Lerda”, il capro espiatorio, come accade tante volte, è stato scelto dallo spogliatoio, la società è dovuta correre ai ripari.

La  società è sempre presente e ha una gestione che, seppur familiare, come tanti la definiscono, sta investendo energie e soldi per raggiungere la serie B, un altro fallimento dell’impresa apporterebbe un enorme danno economico e di immagine. In un campionato in cui la maggior parte delle compagini paga stipendi da 3000 euro al mese ai calciatori, il Lecce ha in squadra parecchi “campioni” con pesanti buste paga,  retribuisce due allenatori in media ogni stagione, e, nonostante tutto ciò, è messa alla berlina malgrado gli sforzi. Questo non significa che sia esente da errori, anzi, ne ha commessi tanti e tanti altri ne commetterà  ma il calcio è come la vita, chi fa sbaglia, chi non fa critica.

 

 

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