Berretti torreLECCE (di Gabriele De Pandis) – Per raggiungere il tanto agognato sogno del rettangolo verde, spesso i giovani atleti in erba partono da un bagaglio innato di qualità coltivato fin dai primi passi con il pallone tra i piedi. Ma non è sempre così: a volte, le qualità sono costruite col sudore, con lo spirito di sacrificio giornaliero e con un’ostinazione che deve raggiungere picchi altissimi. Stefano Spinelli, portiere della formazione “Berretti” dell’U.S. Lecce nato a Gallipoli il 26 novembre 1996, è figlio della caparbietà e della fiducia nei propri mezzi, caratteristiche che gli hanno permesso la chance del trampolino di lancio del settore giovanile giallorosso.

Istintivo tra le insidie– Lo sport è sempre stato un elemento importante nel percorso di Stefano, fin dalla gioventù: “Quando giocavo a calcio con i miei fratelli primeggiavo grazie alle mie doti fisiche e di reattività che mi hanno sempre contraddistinto; da piccolo avevo molte passioni, ho giocato anche a pallacanestro e mi sono cimentato nella break dance, ma l’emozione del calcio mi ha conquistato sin da subito”. L’impegno in campo in casa Spinelli era sempre correlato a buone prestazioni con i libri: “Il calcio è stato usato dai miei genitori come leva per costringermi ad avere buoni voti a scuola. Mio padre mi ricorda sempre che a calcio non si gioca solo con i piedi”. Nella propria crescita agonistica il portiere di Parabita cerca di mettere l’accento sulle qualità mentali: “Sono un atleta in evoluzione; penso che, oltre alle qualità tecniche, un portiere debba avere una carisma ed una forza mentale tale da meritarsi fiducia dei compagni e rispetto degli avversari”.

SpinelliTenacia fuori dal comune– La forza d’animo di Spinelli si nota nel percorso di crescita, irto di numerose difficoltà ad oggi superate grazie al raggiungimento di un sogno: “Ho iniziato relativamente tardi a giocare a calcio, e sempre in campionati di categoria dilettanti. Prima di realizzare il sogno Lecce ho giocato nei giovanissimi della Gioventù Parabita e negli Allievi del Montefiore Gallipoli. Credevo fortemente di poter indossare la maglia del Lecce, tanto da obbligare i miei a farmi frequentare un corso di perfezionamento per portieri; mentre tutti i miei amici erano al mare per divertirsi io saltavo da un palo all’altro della porta, tutto questo per arrivare a giocare nel Lecce.” L’arrivo nella “Berretti” giallorossa è stato poi positivo: “Risulta sempre difficile coniugare la mia idea di portiere all’interno di un nuovo spogliatoio, con rapporti tutti nuovi con altrettanto nuovi compagni già membri di un gruppo affiatato. È stato importante anche l’appoggio dei tifosi de ‘Lu Lecce Berretti’: loro mi hanno insegnato che in un calciatore si guarda prima il cuore e poi le qualità. Col tempo sono riuscito a dosare le mie reazioni, la mia voglia di dimostrare e, grazie all’immensa esperienza del mister, le cose sono migliorate”.

Allenatori non solo in campo– Proprio mister Pedro Pablo Pasculli è stato il faro dell’avventura di Stefano Spinelli in giallorosso: “Il mister, per darmi forza, mi parlava dei suoi primi periodi in Italia e di come gli inizi sono sempre difficili anche per campioni del suo calibro”. Oltre al tecnico argentino, il portiere di Parabita beneficia delle quotidiane lezioni di Andrea Panico, preparatore dei portieri dei Pasculli-Boys: “Le sgridate di mister Panico, allenatore che conosce tutti i miei pregi e difetti, mi spronano ad avere fiducia nei miei mezzi e a non essere troppo cattivo con me stesso. Per un portiere la cosa più importante è prendersi sempre la responsabilità delle proprie azioni, buone o sbagliate che siano. Un pensiero lo dedico anche a mister Dell’Anna, un fratello maggiore per tutti noi.”

Obiettivi alti- Spinelli crede che la qualità più importante del gruppo dei Pasculli-Boys sia il gruppo: “Abbiamo un gruppo unito, guidato da un grande condottiero come mister Pasculli. Lui sa perfettamente quando essere severo, ma anche quando deve essere un padre comprensivo pronto a sorridere per sdrammatizzare la tensione. Secondo me possiamo arrivare in fondo perché ciò vedo è che ognuno di noi nel suo ruolo si sacrifica, suda e gioca per il proprio compagno, è questo che fa la differenza in una squadra vincente non solo nel calcio”.

Berretti saluto inizialeBuoni risultati scolastici– Il portiere della “Berretti” giallorossa coniuga al continuo impegno sul terreno di gioco di Villa Convento dei buoni risultati a scuola: “Frequento il quarto anno di Elettronica presso l’Istituto Industriale ‘Meucci’ di Casarano e, nonostante i miei impegni sportivi, riesco ad avere ottimi voti. I miei genitori sono orgogliosi di ciò.” Sui progetti per il futuro Stefano è un fiume di ambizioni: “Il futuro è tutto da scrivere; come prima cosa devo terminare gli studi e ottenere la qualifica di perito elettronico. In ogni caso, il calcio lo voglio coltivare sempre, allenandomi con professionalità e migliorandomi sempre di più. Se possibile, vorrei anche frequentare l’università di Scienze Motorie per avere qualche carta in più da giocare nel mondo del calcio, magari come preparatore o allenatore dei portieri”.

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