Miccoli rideLECCE (di Massimiliano Cassone) – “Quel fango di Falcone…” Un’affermazione orrenda, schifosa, orripilante, indegna, che nessuno mai dovrebbe ripetere oppure pensare. Partiamo da questa premessa per dire che Fabrizio Miccoli sbagliò, e non poco, nel pronunciarla. Il calciatore di San Donato non ha mai perso occasione per chiedere scusa e per fare il mea culpa, per i benpensanti però non basta mai, come non è bastato nemmeno al Procuratore Federale Stefano Palazzi che, otto mesi dopo, ha deferito Miccoli, chiedendo una giornata di squalifica e 50mila euro di multa per violazione dell’art. 1, comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva che recita: “Le società, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, gli ufficiali di gara e ogni altro soggetto che svolge attività di carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevante per l’ordinamento federale, sono tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali e devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva”.

Fabrizio Miccoli è stato prosciolto, questo è un estratto del comunicato ufficiale n. 56/CDN della Figc: “Il deferito ha pronunciato le parole in questione nel corso di una conversazione privata, venuta alla luce solo perché captata nel corso di un’intercettazione ambientale. L’interlocutore è un soggetto non tesserato e la conversazione è avvenuta all’interno di un’autovettura, alle cinque del mattino in periodo estivo (13 agosto) in un contesto definito dal Miccoli goliardico. Tale definizione può essere messa in dubbio, ma è certo che in ogni caso i due si trovavano in un contesto privato, non definibile, neppure in senso lato, sportivo. Come già detto, non ogni condotta illecita di un tesserato può essere considerata rilevante disciplinarmente. Ciò avviene solo allorché tale condotta è tenuta nell’ambito di un rapporto riferibile all’attività sportiva, almeno in via mediata. Tale requisito non appare sussistere nella fattispecie“.

Erano le 5 del mattino, dopo un mese di ritiro, quando il buon Fabrizio commise l’errore (moralmente ripugnante). Ad ogni modo, lo ripetiamo, ora però è stato prosciolto. Ancor prima, però, aveva già chiesto scusa, scusate se siamo ridondanti. Basta così, oppure ci deve essere sempre qualche benpensante che deve dare la croce addosso al calciatore? Pensiamo basti così. E’ ora che il campione salentino si rassereni e faccia quello che più sa fare: i gol. A bocce ferme però oggi (dopo il proscioglimento) ci sentiamo di dover evidenziare un accanimento assurdo nei confronti del “Romario del Salento“, come se fosse un demone da esorcizzare o chissà cos’altro.

FalconeForse tutti hanno dimenticato quanto e come il giudice Falcone fu ostacolato e lasciato solo, la sua carriera subì frenate ingenerose a causa di invidie e supposizioni, accuse e chissà cos’altro, e nessuno dimentichi mai le parole che pronunciò nell’intervista rilasciata alla giornalista francese Marcelle Padovani per “Cose di Cosa Nostra”, che sembrano una profezia, quella d’un uomo maltrattato e poi abbandonato: “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. Di tutti gli uomini che lo hanno maltrattato in vita, in quanti hanno pagato?

Un grandissimo uomo Giovanni Falcone, va rispettata la sua memoria, come andrebbe rispettata ad esempio quella di Gesù, il figlio del falegname di Nazareth, e andrebbero rispettati da tutti, anche da quei benpensanti che hanno condannato da subito Miccoli senza accorgersi di tutte le volte che magari “bestemmiano” per problemi personali il “figlio del falegname” e ciò che rappresenta. E già, per loro non c’è condanna… Poi confesseranno il loro “schifo” ad un prete che di certo li assolverà.

E sulla scia della biblica frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra” chiudiamo affermando: giù le mani da Miccoli. Basta, per favore.

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