LECCE (di Massimiliano Cassone) – Chissà a cosa staranno pensando Savino ed Antonio Tesoro; appare normale e non è scortese (speriamo) chiedersi se, dopo metà del girone d’andata del torneo, stiano facendo il mea culpa e magari stiano programmando un paio d’interventi importanti su questa rosa che, domenica dopo domenica, sembra monca. Chissà se Franco Lerda si è già seduto a tavolino con il presidente (padre) e il diesse (figlio) per chiedere un uomo in difesa ed uno/due in attacco; serve una “bestia” lì davanti che in modo cinico e spietato scoppi le porte degli avversari.

Quello che, ahinoi, ci chiediamo un po’ tutti è “quanto” fosse Moriero il problema e quanto potrebbe esserlo una rosa (seppur di qualità) allestita a singhiozzo e “stemperata” in avanti. Oppure se questa squadra costruita su un progetto tattico voluto dal mister leccese, naufragato per tutto ciò che è accaduto, infortuni compresi, ora non sia da rivedere e correggere urgentemente.

Senza nulla togliere al grande lavoro che sta facendo il tecnico di Fossano, conoscitore della materia calcio e indefesso stakanovista dello sport più bello del mondo, l’ago della bilancia segna la lapalissiana verità che questa squadra non sa fare gol… ed i numeri non sono certo opinabili. Nella gara contro il Gubbio, dopo essere passati in vantaggio (al minuto 23’) si doveva raddoppiare, al 27’  dopo una bella azione Doumbia–Beretta, la conclusione di quest’ultimo è stata però velleitaria; ecco, lì un attaccante esperto avrebbe insaccato e salutato gli eugubini. Senza parlare della partita contro il Barletta e dell’insaziabile fame delle punte che ancora stanno divorando palle gol.

Senza voler ritornare sulle 5 sconfitte di fila, basti pensare che se fossero state vinte queste due gare (Barletta e Gubbio), oggi la squadra salentina sarebbe nona… il tempo per recuperare posizioni ed entrare nei play off c’è, a mancare è la qualità che viene fuori nei momenti determinanti. Esempio lampante è il calcio di rigore assegnato al Gubbio (sacrosanto) e l’ingenuità con cui i calciatori giallorossi hanno cercato di mettersi nei guai lasciando quel pallone danzare in area per un tempo immemorabile.

Come spesso abbiamo sostenuto, la rosa di questa squadra è di qualità (anche se incompleta) ma, arrivati ad oggi, notiamo tante contraddizioni e, vogliamo dirla tutta, tanti esuberi di elementi di cui sicuramente verrà valutata la cessione, tipo Melara o Ferreira Pinto. Sfoltire ciò che è in eccesso per prendere magari due prime punte (Zigoni dovrebbe essere piazzato altrove, visto che a Lecce non riesce ad ambientarsi) ed un difensore di qualità che possa supplire alle dormite di Vinetot.

Il Lecce di Lerda giocherà con il 3-5-2 oppure con il 3-4-1-2 o se preferiamo sbizzarrirci con i numeri, possiamo pensare a al 3-4-2-1 con Bogliacino e Miccoli a supporto di quella punta che chiediamo ad alta voce, un animale da area di rigore che sappia essere boa d’accomodamento del gioco dei compagni, in modo che sia Miccoli, che Bogliacino, possano trovare i varchi giusti tra le linee per bucare gli avversari.

Il calcio è un gioco semplice: c’è un portiere, degli elementi a sua difesa, degli uomini che fungano da diga a centrocampo e poi ci vuole chi la mette dentro, perché se non segni, anche se riesci a creare le giocate più belle del mondo, hai fallito. Ed infine ci vuole un progetto e tanta pazienza. Il calcio a Lecce oggi è questo: è la Lega Pro. L’obiettivo siano i play off e poi si vedrà… ma che ci sia un progetto che miri a guardare al domani, un domani in cui questa squadra non deve ritrovarsi per molti anni in questa categoria. Se quest’anno si dovesse restare ancora in questi “fanghi” che non sono di certo benevoli, si faccia in modo di apportare i correttivi giusti per il futuro. Cos’è il futuro? Domani è il futuro di oggi. Oggi è già il futuro di ieri. Urgono correttivi. Siamo certi che anche la famiglia Tesoro concorderà con questa analisi, così come siamo certi che questa squadra abbia i mezzi per potersi riprendere, soprattutto con innesti mirati.

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